Monday, Jun 25th

Last update:03:43:25 PM GMT

You are here:

Soviet Funk, la mostra di Michael Rotondi fino al 10 ottobre

E-mail
Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 

Presentiamo una recensione della mostra “Soviet Funk”, dell'artista Michael Rotondi, attualmente esposta presso lo spazio Buzz Kill, in Via Oberdan, 14. L'esposizione, ha una forte connotazione politica e l'artista che l'ha realizzata è stato recentemente protagonista anche di un'opera di abbellimento dei muri di Piazza San Marco, dove in queste settimane un Coordinamento si sta muovendo per recuperare dal degrado la piazza per tornare a viverla.

lenin michealUna sera di questa estate un mio caro amico pittore mi annuncia, con la gioia di un bambino, che tornerà dopo anni a fare una mostra a Livorno, città dove è cresciuto e che ha dovuto abbandonare per inseguire i suoi sogni.

Mi colpì immediatamente una cosa di quest’annuncio: lo sbriluccichio dei suoi occhi nell’esatto istante precedente il momento in cui mi disse su cosa vertesse la mostra, l’idea perduta di una sinistra che questa città forse non ha mai abbandonato, ma che in tanti, troppi, noi stessi militanti, abbiamo lasciato nel cassetto.

È questa la sensazione che ho avuto quando ho salito le scale dello spazio Buzz Kill – dove la mostra è esposta – e nel mentre mi sono addentrato nelle stanze. Drappi rossi appesi al muro, il volto di Lenin, l’ombra di una statua di Stalin, le rovine di Cernobyl che riprendono vita, la falce e il martello della bandiera sovietica sopra il Reichstag. Abbiamo lasciato le nostre idee seppellite in un cassetto senza neanche capirne il vero motivo, presi da spiegazioni del tipo “perché nel XXI secolo…etc. etc. etc.”.

Ma sono discorsi vuoti, futili. Lo capisci bene quando riscendi le scale e te ne vai da Buzz Kill.

Un’idea la si confronta sempre con la storia, con la nostra realtà, con il nostro presente. Lo diciamo spesso anche qui, su Senza Soste: ci sono sfruttati e sfruttatori, capitalisti e lavoratori, ricchi e poveri.

La lotta di classe non è finita, anzi, siamo in un momento storico in cui la nostra di classe, quella subalterna, quella dei lavoratori, degli sfruttati, sta subendo un dei più pesanti attacchi della storia.

La lotta di classe non è finita, lo voglio ripetere. Perché il senso e il sapore che in bocca mi lascia questa esposizione, è esattamente questo. Dobbiamo semmai ripartire, ricollegare, reinventare e reinventarsi.

Reichstag michealE allora l’idea di Michael non solo è artistica, estetica o politica; diventa quasi vitale, necessaria. Perché dipingendo con quel suo tratto sporco, nero su bianco, elementare, in puro stile punk, da figlio del ’77 (che in Italia – ricordiamolo – è stato un anno d’intense lotte), Michael ci presenta queste figure che sembrano prive d’identità, ma che sono lì, sul muro, che ti guardano e ti pongono delle domande. Il tratto grezzo del pennello si fonde con il ruvido del cemento tinto di bianco del muro. Le linee che rappresentano momenti storici e icone politiche e popolari, si ricongiungono con i simboli del suprematismo sovietico di Malevič, quasi a dare un nuovo senso, un nuovo significato al tutto, una nuova originalità. E in fondo in fondo, anch’io, soffermandomi davanti a quel graffito di Lenin che ho voluto fotografare, mi sono posto delle domande: “ma cosa ci stanno a fare lì sul muro queste icone della storia? Sono semplici figure e testimonianze di una cultura popolare, che a Livorno ancora persiste, oppure sono frammenti di memorie di un passato politico che mai più ritornerà? Non è che magari ci possono essere d’insegnamento per immaginare nuovi orizzonti politici?”

Presentando i volti di Lenin e Che Guevara spogliati di quell’aurea mistica – come li ha descritti l’amico Francesco Perrotti – e mettendoli in raffronto con le raffigurazioni della natura che si sta riprendendo Cernobyl, Michael riesce a sfuggire ad ogni intento celebrativo e mette in connessione, in relazione, in movimento, diversi elementi del passato con il presente.

Immagini popolari cariche di comunismo, il significato avanguardistico del suprematismo sovietico di abbandonare la descrizione estetica dell’esistente per una reale espressione pura, e la forza irrefrenabile della vita che sa riprendersi tutto.

È stato così capace di esprimere più carica rivoluzionaria in queste poche raffigurazioni a pennello, che qualsiasi corteo militante che violi una zona rossa o qualunque altra nuova pubblicazione che analizza l’esistente.

Ci ha semplicemente posto di fronte l’idea che si possono dare nuovi impulsi e nuovi orizzonti a quel percorso di emancipazione che queste icone del passato hanno interpretato; che in realtà possiamo trarne solo beneficio da ciò che rievocano nella nostra memoria, perché la lotta di classe in fin dei conti non è finita, e il mondo possiamo ancora trasformarlo.

Inviato a Senza Soste da Simon Ilic, 15 settembre 2016

***

Michael Rotondi – Soviet Funk

Dal 5 Settembre al 10 Ottobre 2016

Via Oberdan, 14 Livorno – Spazio Buzz Kill

La mostra sarà visitabile dopo l’inaugurazione del 5 settembre solo su appuntamento chiamando:

Buda – 3911291196

Dyami – 3391361822

AddThis Social Bookmark Button

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy..

Accetto cookies da questo sito