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The Wolf of Wall Street. Il feroce morso del capitalismo

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the wolf of wall street“Come si vende una penna? Non magnificandone le qualità, né il valore d'uso. Un accorto venditore sa che basta far credere al compratore che gli serva. E un modo per farglielo credere si trova sempre”

Martin Scorsese resta uno dei pochi registi che riesce ancora a descrivere con ferocia e irreverenza il way of life americano. Resta forse l’unico, inoltre, a decostruire e ricostruire i tratti economici di una società costruita sulla lotta (Gangs of New York, 2002) sul gioco d’azzardo (Casinò, 1995) e sul senso corrotto dell’esistenza (Quei bravi ragazzi 1990, The Departed 2006). The Wolf of wall strett, sintetizza in poco più di tre ore l'ascesa veloce e la caduta, tra frodi, sesso e droghe d'ogni tipo di Jordan Belfort, giovane broker che alla fine degli anni ottanta costruì un impero sulle macerie del famoso lunedì nero di Wall Street ( 19 ottobre 1987). Scorsese, con il suo ormai stabile attore-feticcio Leonardo Di Caprio, avvalendosi della sceneggiatura di Thomas Winter ( già autore della fortuna serie I Soprano) costruisce una sorta di One Man Show garantendo al protagonista e a chi lo interpreta massima libertà espressiva. Scrive Giuseppe Gangi su OndaCinema : Terence Winter, autore de "I Soprano" e showrunner di "Boardwalk Empire", sviluppa sul grande schermo la strategia narrativa dei serial: prende un personaggio e lo sviscera in lungo e in largo facendone il metro di misura dell'intero racconto. Belfort è l'epitome del wasp, per gran parte del film frega tutti mostrando anche una fortuna sfacciata e non fa altro che celebrare questa vittoria: che sia fine giornata o fine mese o il fine settimana, è sempre un buon momento per fare baldoria; essere milionari - afferma il protagonista - ti migliora come persona, e l'illogica conseguenza di quest'assunto è il diritto di godere di più, di migliorare anche i propri vizi. 
La costruzione del carattere del personaggio, infatti, è uno dei tratti che rende l’intera opera costantemente vincolata al piacere perverso dell’eccesso.

L’eroe negativo che non si abbandona mai alla redenzione o alla moralità è il prototipo della macchina turbo capitalista che produce, consuma, ingloba fino al totale esaurimento. Non c’è ingiustizia ma semplice irrazionalità. Un meccanismo che trasforma persino i capitalisti stessi in automi oppressi dall’angoscia di sentirsi vivi e perennemente in tiro, resi schiavi dalle macchine che nominalmente possiedono, costretti a vivere nella costante paura di cessare di essere capitalisti, a meno di non riuscire a mercificare completamente gli altri umani in modo da sottoporli più efficientemente al servizio dell’accumulazione di capitale ( vedi tutti gli affetti e le amicizie del protagonista)

 L’accumulo non è solo di tipo narrativo e legato quindi allo sviluppo del personaggio interpretato magistralmente da Di Caprio, ma anche profondamente cinematografico con una quantità ridondante di segni filmici come movimenti di macchina, variazioni di velocità e suono, cambi di registro espressivo (basti pensare alla sequenza del salvataggio in mare in elicottero accompagnata da “Gloria” di Umberto Tozzi), montaggi serrati al limite della sincope. The Wolf of wall strett è in definitiva un enorme Luna Park in cui lo spettatore è chiamato ad accettare il gioco della finzione iper realistica, abbandonando il gusto e il disgusto, il vero e il falso, la morale e l’a-morale.

 “-Vendimi questa penna

-Ti devo vendere questa penna? ..Scrivimi il tuo nome!
-Come faccio non ho la penna
-Eccola, basta chiedere.
-Vedete cosa ha fatto, ha creato un bisogno, fategli credere che hanno bisogno di quelle azioni.”

 

Redazione

Febbraio 2014


 

 

 

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